La grandezza di Milano ha avuto un forte impatto su di me. Anni fa sono stato per qualche giorno a trovare un amico che, mentre stavamo visitando Parco Sempione, si è reso conto che ero un po’ strano. Mi chiese: “Mattia tutto bene?”
La città è così grande che mi sono sentito perso, spaesato. E abitando in un piccolo paese della campagna friulana come Castions di Zoppola, ho subìto il suo effetto. Milano è enorme e ci sono molte cose da poter visitare. Nei primi giorni Michele mi ha fatto da guida portandomi a vedere Parco Sempione, il Duomo, l’Arco della Pace e altre mete. Ho visto alcune delle attrazioni principali, ma non le ho viste tutte. Questo è un buon approccio per visitare una città, ma da solo non regge.
L’ultimo giorno l’ho visitata da solo: mi sono fatto dare qualche spunto di cosa vedere al mattino, mentre nel pomeriggio camminavo per godermela un po’ senza un obiettivo ben preciso. Dopo aver preso la metropolitana e aver esplorato la città, mi sono trovato davanti alla sede del Corriere della Sera.
Cavolo, che bella sorpresa! Il Corriere è stato la mia fonte d’informazione quotidiana, non sapevo che la sede fosse lì ed è stato bello trovarla così, senza nessuna aspettativa. Non avevo scelto di visitarla ed è stato un bel momento, perchè avevo scoperto qualcosa di nuovo senza volerlo.

Paragono quei giorni a Milano con l’approccio del Testing nelle applicazioni, perchè entrambi possono essere utilizzati mentre si sta testando un Software.
Il primo permette di verificare le cose più importanti in meno tempo, ma focalizzarsi solo sui “monumenti principali” dell’applicativo non basta e non è sufficiente per aumentare la qualità.
Il secondo approccio consente di tenere in considerazione strade secondarie e altri vicoli interessanti che meritano ulteriori approfondimenti e che vanno tenuti in considerazione. Con questa modalità rivivo ogni volta le stesse emozioni e lo stesso entusiasmo provato dopo aver scoperto la sede del Corriere della Sera.
Facciamo un esempio. Per registrarsi nei siti web ci sono delle form in cui inserire i dati personali.
Di solito queste contengono i classici campi: nome, cognome, email, telefono e molti altri.
In che modo approcciamo il test dei primi due?

Seguendo gli esempi del mio viaggio a Milano, il primo approccio porterebbe a testarli con quelli più classici: Mattia, Andrea, Marco. Zanchin, Bocelli, Galli.
Testarli solo così però non basta, questi campi vanno esplorati un po’ di più: ci sono nomi con gli spazi (Anna Maria), con gli accenti (Niccolò), con i trattini (John-Paul) e nomi lunghi (Mariagiovanna/Pierferdinando).
Con i cognomi è la stessa cosa: esistono quelli con con gli spazi (De Nicolao), con gli apostrofi (D’Andrea/D’arco) e anche qui cognomi con una certa lunghezza. Se l’applicativo fosse internazionale vanno verificati anche i nomi asiatici (マッティア) e arabi (ماتيا). E per dare ulteriore solidità al prodotto finale, vanno tenuti in considerazione anche i casi d’errore.
Trovo importante durante il test di un’applicativo allargare gli orizzonti e non concentrarsi solamente sulle casistiche principali. Il concetto emerso da questi due semplici campi può essere esteso a qualsiasi funzionalità per essere compreso maggiormente, come un banale login: non è sufficiente testare l’accesso con email e password corrette ma vanno provate altre situazioni come email errata, password sbagliata e login avvenuto dopo il reset delle credenziali.
In quel viaggio ho tratto beneficio dall’unione dei due approcci, e la stessa soluzione l’ho applicata per ogni Software che ho esplorato.
Fonte: “Exploratory Software Testing: tips, tricks, tours, and techniques to guide test design”, James Whittaker
